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Come scegliere uno psicologo italiano a Londra: una guida onesta

Un venerdí come un altro, sei tornato dal lavoro, insoddisfatto e teso come sempre, con quella sensazione che qualcosa deve cambiare ma non sai cosa, oggi peró decidi che devi fare qualcosa: prendi il computer e inizi la ricerca di una figura professionale che possa aiutarti. Dopo un'ora stai ancora fissando il computer, la ricerca di uno psicologo italiano a Londra adatto a te é piú difficile di quello che pensi, spulciando tra le directory, tra i siti, e magari chiedendo qualche consiglio nelle pagine Facebook di italiani a Londra. Ti chiedi se ci sarà qualcuno capace di capire quella sofferenza che ti attanaglia da mesi, qualcuno che riuscirà a dare voce insieme a te a quella sensazione che ti stringe lo stomaco tutte le volte che varchi la soglia dell'ufficio, o tutte le volte che rientri in casa. Sarà abbastanza preparata? Avrà abbastanza esperienza? E ti chiedi cosa sarebbe meglio scrivere nella mail del primo contatto, e all'improvviso tutte le domande che avevi in mente sono sparite, o ti sembrano sciocche, e non sai cosa dovresti chiedere né quanto ti dovresti aprire.

Trovare un professionista italiano quando vivi all'estero può essere particolarmente difficile se non sai come orientarti. Se sei fortunato trovi qualcuno col passaparola, ma non sempre c'è la disponibilità o la location più adatta ai tuoi impegni. E trovare un terapeuta che parli la lingua del cuore, e non solo una lingua che magari parli tutti i giorni, può essere un grande aiuto: parlare di sé, raccontarsi e "sentire" nella lingua in cui hai imparato a farlo fa la differenza, soprattutto quando si toccano temi faticosi o delicati.

Per questo ho scritto questa guida: qualcosa di pratico, da leggere prima di iniziare la ricerca, o da tenere aperta in un'altra finestra mentre la fai. Non è una lista di nomi e non è una pubblicità: è quello che vorrei che ogni persona sapesse prima di scegliere a chi affidare la propria storia.

Psicologo, counsellor, psychotherapist: facciamo chiarezza

Quando si cerca uno psicologo italiano a Londra (o in generale in UK) puó essere utile fare un po' di chiarezza su quelle che sono le figure a cui affidarsi. In Italia "psicologo" e "psicoterapeuta" sono titoli protetti: c'è un albo, c'è un percorso obbligato, e chi usa quei titoli senza averne diritto commette un reato. Nel Regno Unito il panorama è diverso. Parole come "counsellor" o "therapist" non sono protette: in teoria chiunque potrebbe usarle domani mattina, dopo un corso di un weekend o anche senza.

Questo non significa che i counsellor non siano validi, molti sono professionisti eccellenti. Significa che il titolo da solo non ti dice nulla, e che tocca a te verificare. Le sigle da cercare sono queste: BPS (British Psychological Society) per gli psicologi, HCPC per gli psicologi practitioner, BACP e UKCP per counsellor e psicoterapeuti. Se il professionista è italiano, puoi anche controllare se è iscritto all'Ordine degli Psicologi in Italia. Tutti questi registri sono consultabili online, gratis, in due minuti. Un professionista serio non si offende se controlli: se lo fa, hai già la tua risposta.

CBT, ACT, EMDR: cosa significano davvero queste sigle

Quando leggi i profili, ti troverai davanti a una zuppa di acronimi. Provo a tradurli come li spiegherei a un'amica davanti a un caffè.

La CBT (terapia cognitivo comportamentale) lavora sul legame tra quello che pensi, quello che senti e quello che fai: è pratica, concreta, e funziona bene per ansia, panico e umore basso. L'ACT (Acceptance and Commitment Therapy) parte da un'idea quasi controintuitiva: invece di combattere all'infinito contro pensieri ed emozioni scomode, impari a fargli spazio e a usare le tue energie per costruire una vita che assomigli ai tuoi valori. L'EMDR è un metodo specifico per elaborare ricordi dolorosi e traumi, anche quelli che sembrano "piccoli" ma continuano a farsi sentire a distanza di anni.

Ti dico però una cosa onesta, che pochi colleghi mettono per iscritto: la ricerca ci dice da decenni che il fattore che predice meglio l'esito di una terapia non è la tecnica, ma la qualità della relazione tra te e il tuo terapeuta. L'approccio conta, certo. Ma sentirti capita conta di più.

Le domande da fare al primo contatto con un psicologo italiano a Londra

E qui torniamo alla mail delle 22, quella in cui non sai cosa scrivere. Non serve raccontare tutto, davvero: due righe bastano. E nel primo colloquio, queste sono le domande che hai tutto il diritto di fare:

  • Che formazione hai e a quali enti o albi sei iscritto?

  • Con quale approccio lavori e cosa significa in pratica?

  • Hai esperienza con quello che sto attraversando?

  • Ogni quanto ci vediamo e quanto dura in genere un percorso?

  • Quanto costa una seduta e come funzionano i pagamenti?

  • Offri un primo colloquio conoscitivo?

Se dall'altra parte trovi risposte vaghe, infastidite o promesse di guarigioni rapide e garantite, continua a cercare.

Online o in presenza?

Me lo chiedono in tanti, spesso con un po' di senso di colpa, come se l'online fosse la versione "di serie B". Non lo è: la ricerca mostra che la terapia online funziona, e per chi vive a Londra, tra orari impossibili e tragitti infiniti, a volte è proprio quello che rende possibile iniziare e continuare un percorso.

Detto questo, voglio essere onesta anche qui: ci sono situazioni in cui l'online è sconsigliato, e un buon professionista te lo dirà apertamente al primo colloquio, indirizzandoti verso la forma di supporto più adatta. La modalità giusta non è una scelta di comodità soltanto: è una valutazione clinica che si fa insieme.

E non è nemmeno una scelta definitiva. Nella mia esperienza è capitato di cambiare modalità lungo il percorso, o di inserire alcune sedute in presenza dentro un percorso online, proprio per portare il corpo in seduta: certe cose il corpo le dice prima e meglio delle parole, e averlo nella stanza può essere di grande aiuto in alcune fasi del lavoro. Quando questo non è possibile, perché magari vivi lontano o ti sposti spesso, si valuta insieme come procedere. La terapia è un percorso vivo, e la forma può adattarsi a quello che serve.

Un'ultima cosa

Se sei arrivato fin qui, probabilmente una parte di te ha già deciso. Cercare informazioni alle dieci di sera, leggere guide come questa, confrontare profili: è già l'inizio del percorso, anche se non sembra. Il passo più difficile non è scegliere il professionista perfetto, è permetterti di chiedere aiuto. Il resto si costruisce insieme, e si può aggiustare strada facendo.

Se vuoi capire se posso essere la persona giusta per te, offro un primo colloquio telefonico gratuito di 15 minuti, senza alcun impegno. A volte bastano dieci minuti di voce per capire se ci si trova.

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